Amo definirmi uno spirito libero, un giovane sospeso tra l'ancora fresca vita da studente e la nuova avventura alla ricerca di un lavoro e di una stabilità. Per il resto, non mi piace esprimere giudizi sulla mia persona e sul mio carattere, lascio agli amici l'arduo compito.
giovedì 31 marzo 2011
Urbino by night
Vedere un servizio del programma televisivo Le Iene mi ha fatto tornare istantaneamente alla memoria (non che l'abbia mai scordata in questi mesi) la mia esperienza di vita urbinate, con tutti i fantastici momenti trascorsi durante la mia avventura universitaria e, allo stesso tempo, le problematiche che affronta un ragazzo per riuscire ad avere il giusto svago serale dopo le mattinate dedicate allo studio. Urbino è stata considerata per tantissimi anni una città in cui il divertimento non mancava praticamente mai, nonostante gli spazi siano abbastanza ridotti (è un borgo di 15000 abitanti, molti residenti in frazioni periferiche). Negli ultimi 15 anni c'è stato un forte calo di iscritti e anche la gestione dell'università ha vissuto e vive periodi difficili per la mancanza di fondi adeguati per sostenere le spese e, forse, una mancata programmazione dello sfruttamento delle risorse.
Ciò su cui mi voglio focalizzare in particolare è però un aspetto non secondario della realtà urbinate: la difficile coabitazione tra abitanti e studenti. Negli ultimi anni, in conformità con quanto accade anche in molte altre città italiane, un'ordinanza comunale ha stabilito la chiusura dei locali del centro alle 2, e sono stati stabiliti anche controlli nella piazza principale per evitare il "bivacco" (il restare seduti sotto i porticati, magari con la birra in mano) dei ragazzi nelle ore successive. I cittadini urbinati si sono infatti lamentati per gli strepiti e il rumore che si prolungava fino a notte inoltrata e per i danni e la sporcizia lasciata dagli studenti (spesso ubriachi) in giro per la città, con grave danno d'immagine e di decoro per l'ambiente. La replica dei giovani però è stata dura: dato che pagano tasse e affitti comunque piuttosto alte per i canoni della città, e che il costo della vita a Urbino non è poi basso, si sentono almeno in diritto di poter trascorrere in modo sereno le serate e di avere il giusto svago, senza essere trattati come coscritti, obbligati a studiare, pagare e non lamentarsi. Quanto meno, chiedono da un po' di tempo la presenza di un rappresentante degli studenti nel consiglio comunale, in modo da avere una voce nell'ambito della città e poter discutere in modo adeguato le problematiche con chi di dovere.
Dov'è la ragione e dov'è il torto? Quale delle due voci scegliere? Come sempre, direi che la virtù è nel mezzo. E' vero che se una città, che da sempre gode della fama di luogo di divertimenti, decide di assumere questo atteggiamento austero e severo rischia solo di perdere gli studenti, che si sentirebbero troppo "oppressi" da norme e regole e incapaci di sfogarsi adeguatamente dopo i periodi di studio; d'altro canto, ci si deve comunque mettere nei panni delle persone che ogni mattina devono alzarsi presto per andare al lavoro, che la sera sono stanche e hanno diritto al meritato riposo, che non sopportano di ritrovare il piazzale davanti casa imbrattato e pieno di sporcizie la mattina. Forse le due parti in causa dovrebbero cercare una maggiore collaborazione e trovare dei punti d'incontro, magari cedendo ciascuna delle due qualcosa all'altra in nome del comune guadagno. Almeno, questo è il consiglio di chi, come me, cerca di vedere il problema da fuori senza prendere troppo le parti dell'una o dell'altra campana...
P.S. Faccio l'esempio di Urbino perchè ho vissuto questa situazione in prima persona, ma credo che sia un discorso da estendere a tutte le città d'Italia, soprattutto quelle universitarie: il confronto abitanti-studenti non è mai semplice da nessuna parte. E comunque sia, anche con tutto questo, continuo e continuerò sempre a dire: Urbino nel cuore!!!
mercoledì 30 marzo 2011
Il dolce sapore della vendetta
Il mondo della NBA è sicuramente una realtà molto complessa, talvolta difficile da comprendere per chi è appassionato di basket "all'Europea", con le sue regole particolari (nessuna retrocessione o promozione, il salary cap, una stagione regolare infinita...), le sue stelle superpagate, il suo spettacolo itinerante e multietnico. Uno dei motivi per cui vale davvero la pena seguirlo, tuttavia, sono le mille storie che può regalare agli appassionati (per chi volesse ascoltarne qualcuna, si rivolga al mitico Federico Buffa, vero e proprio cantastorie su questo argomento). Basta andare a Cleveland, e vedere cosa è accaduto questa notte.
Il signore nella fotografia, tale Lebron James, fino allo scorso luglio era una sorta di Dio dalle parti di Cleveland: arrivato in una franchigia storicamente perdente e accolto come manna dal cielo, è riuscito a trascinare quasi da solo la squadra a una finale NBA (persa) nel 2007 e ad altre stagioni da sogno, che purtroppo per lui non si sono mai concluse con il titolo di campione a cui tanto ambiva per la definitiva consacrazione. Così, quando in estate si è trovato di fronte la possibilità di scegliere tra restare ancora a Cleveland o cambiare aria per tentare la fortuna altrove, è arrivata la scelta (the Decision, con tanto di diretta televisiva): valigie pronte, destinazione Miami, dove si è unito ad altri due grandi giocatori come Wade e Bosh per arrivare al fatidico anello, il premio per i campioni NBA.
Il Prescelto, come lo chiamano, si è così tirato addosso le critiche di molte star del passato (in primis Michael Jordan) e soprattutto l'odio dei suoi ex tifosi, che da allora avevano un solo desiderio: beat LBJ, battere l'ingrato traditore! Nella prima occasione, il 2 dicembre, è andata malino, per così dire: 118-90 per Miami, con 38 di James, caricato dai fischi e semplicemente incontenibile. Stanotte, però, la tanto attesa rivincita è arrivata: nonostante un'altra gran partita di Lebron (27 punti con anche 10 rimbalzi e 12 assist, niente male!), infatti, i Cavs si sono imposti 102-90. Per una squadra che ha finora vinto solo 15 partite su 73 (perdendone tra l'altro 15 consecutive, recod negativo degli ultimi 20 anni...), questa è la soddisfazione più grande di tutte, che rende soddisfacente la stagione per tifosi e dirigenza, come una vittoria di un derby per una squadra della serie A italiana in una stagione deludente. Per l'ennesima volta, la dimostrazione che nello sport non sempre vince il più forte, come sa ormai troppo bene il povero Lebron...
Il Prescelto, come lo chiamano, si è così tirato addosso le critiche di molte star del passato (in primis Michael Jordan) e soprattutto l'odio dei suoi ex tifosi, che da allora avevano un solo desiderio: beat LBJ, battere l'ingrato traditore! Nella prima occasione, il 2 dicembre, è andata malino, per così dire: 118-90 per Miami, con 38 di James, caricato dai fischi e semplicemente incontenibile. Stanotte, però, la tanto attesa rivincita è arrivata: nonostante un'altra gran partita di Lebron (27 punti con anche 10 rimbalzi e 12 assist, niente male!), infatti, i Cavs si sono imposti 102-90. Per una squadra che ha finora vinto solo 15 partite su 73 (perdendone tra l'altro 15 consecutive, recod negativo degli ultimi 20 anni...), questa è la soddisfazione più grande di tutte, che rende soddisfacente la stagione per tifosi e dirigenza, come una vittoria di un derby per una squadra della serie A italiana in una stagione deludente. Per l'ennesima volta, la dimostrazione che nello sport non sempre vince il più forte, come sa ormai troppo bene il povero Lebron...
martedì 29 marzo 2011
Riflessioni sulla scuola
Non c'è dubbio che la strada dell'insegnamento è, non da oggi, una delle più impervie per i giovani come me che cercano un'occupazione, e che il trascorrere degli anni ha ridotto, anzichè aumentare, le possibilità d'impiego. Non è tuttavia questo che mi lascia perplesso, quanto piuttosto l'idea che da tempo si ha dell'istruzione, dell'insegnamento, come di qualcosa di importanza relativa, poco al passo con una società che insegue sempre di più professioni pratiche, che permettono pochi viaggi mentali e si attaccano in modo deciso al mondo concreto. La cultura è ormai un peso, qualcosa di poco utile e rilevante nel mondo, o almeno questa è l'idea che traspare ascoltando alcune persone e (ahimè) coloro che la dovrebbero rappresentare a livello governativo e ministeriale. Non metto in dubbio il fatto che io, a differenza di tanti laureati in materie come l'ingegneria, la medicina o la giurisprudenza abbia dovuto studiare libri più piccoli e maggiormente comprensibili, ma contemporaneamente sostengo che non è il tipo di libro a fare la materia, ma la passione con cui questa viene affrontata. Un trattato di filosofia di 50 pagine per un giurista può risultare mille volte più indigesto della Costituzione Italiana.
La cultura in Italia è sempre stata fondamentale, siamo forse la Nazione più celebre al mondo per i pensatori, gli artisti, le correnti letterarie che ha esportato. La cultura è la base della conoscenza di ogni singolo individuo, perchè solo attraverso il ricordo delle storie passate e degli eventi già accaduti si può analizzare in modo obiettivo e concreto il mondo attuale, comprendere gli sbagli dei nostri antenati ed evitare, se possibile, di rifarli. Tutti sanno che un popolo è vulnerabile quando è tenuto all'oscuro della sua storia, quando è ignorante, mentre è pericoloso proprio quando sa troppe cose. La scuola e l'istruzione non sono solo libri e nozioni astratte, date e guerre trite e ritrite, sono maestri della vita e della maturazione del singolo individuo, e come tali andrebbero trattati. Con la cultura non si mangia, probabilmente è vero, ma almeno si diventa Individui completi, con un passato da raccontare e un futuro da sognare...
lunedì 28 marzo 2011
Lu Uast...
Mi sembra doveroso dedicare uno dei primi post alla città da cui provengo, in cui sono venuto alla luce e ho mosso i primi passi nella vita. Ognuno ha i suoi giudizi, chi la trova una bella città, chi la critica per il modo limitato in cui sfrutta le sue potenzialità, chi non vede l'ora di lasciarla e di andare altrove, chi ci passerebbe un'eternità. Io dico solo che è e rimarrà per sempre la mia patria, nel bene e nel male. Questa è Vasto:
Il campione annoiato...
Per inaugurare questo mio blog, cosa c'è di meglio dello sport che preferisco, ovvero il calcio? In particolare, vorrei soffermarmi su un ragazzo che da un paio d'anni è al centro delle cronache italiane (non solo sportive) più per i suoi comportamenti e le sue bizzarrie che per le sue prodezze calcistiche: sto parlando di Mario Balotelli, uno dei talenti più cristallini del calcio italiano, e al tempo stesso, a parer mio, una delle persone più autolesioniste che ci siano in giro.
Autolesionista perchè ritengo che questo ragazzo di nemmeno 21 anni stia facendo di tutto per rendersi antipatico al mondo intero. Me lo ricordo agli esordi, quando segnò due bellissimi gol in quel di Torino (ahimè) contro la Juventus, in una gara di Coppa Italia vinta per 3 a 2 dall'Inter. Di lì a poco, avrebbe fatto il suo esordio in serie A e segnato i suoi primi gol: aveva appena 17 anni, ed era già sulla bocca di tutti. Rimasi impressionato dal suo talento e dalla naturalezza con cui giocava, così giovane, nella massima serie del calcio italiano, ma mi resi conto altrettanto presto che alle sue doti aggiungeva un non so che di strafottente, di presuntuoso, atteggiamenti poco "simpatici" verso gli avversari in campo. Il tempo non ha fatto che confermare le cose: troppe scaramucce con compagni e avversari, tifosi avversari e addirittura di casa (la maglia gettata via dopo un Inter-Barcellona 3-1 di semifinale Champions, gesto davvero pessimo a mio avviso...), troppe alzate di "cresta" e una supponenza che sfiora la presunzione, la boria.
Non voglio condannare il ragazzo, in questo post, bensì fare una riflessione sui motivi che possono portare a simili comportamenti. Credo che infatti le ragioni di tutto questo vadano ricercate a monte del problema, alle spalle del giocatore, nella famiglia, nelle amicizie, nei procuratori, nell'ambiente che lo circonda, nel suo passato. Abbandonato bambino dai genitori ghanesi nell'ospedale di Bagnolo Mella, accudito lì dai medici fino al 1993, quando viene adottato da una famiglia bresciana (i Balotelli appunto), cresciuto in una situazione sicuramente paradossale e immagino più volte a contatto con il problema del razzismo (lui italiano di colore in un'Italia che troppe volte ha mostrato di essere ancora lontana dalla tolleranza). Sinceramente non invidio un'infazia simile, e non dubito che questa possa aver lasciato in lui questa voglia di rivalsa, di affermazione, di dimostrare di essere più forte di tutto e tutti, a costo di mettersi contro il mondo intero. Questo però non giustifica l'atteggiamento indolente, le troppe indiscipline dentro e fuori dal campo, e soprattutto la mancanza di sorriso, più volte manifestata, come se giocare a pallone fosse per lui una forzatura, non una gioia. E' giovane, ha tanto tempo davanti a sè per migliorare questi lati e diventare uno dei più forti calciatori di sempre e soprattutto una persona più tranquilla, ma mi auguro che trovi anche le persone giuste, che gli facciano capire che non serve a nulla essere fenomeni dello sport, se fuori dal campo sei una persona che non piace a nessuno...
P. S. Ho sentito ieri che si è divertito (ultima bravata della serie) a tirare freccette ai ragazzini delle giovanili, e la sua giustificazione sarebbe stata: "Mi annoiavo..." Forse dovrebbe pensare a tutti coloro, molti ben più anziani di lui, che si rompono la schiena al lavoro e guadagnano in una vita quello che lui percepisce in un anno. Loro sì che la noia non sanno cosa sia: prenda esempio, Supermario...
Autolesionista perchè ritengo che questo ragazzo di nemmeno 21 anni stia facendo di tutto per rendersi antipatico al mondo intero. Me lo ricordo agli esordi, quando segnò due bellissimi gol in quel di Torino (ahimè) contro la Juventus, in una gara di Coppa Italia vinta per 3 a 2 dall'Inter. Di lì a poco, avrebbe fatto il suo esordio in serie A e segnato i suoi primi gol: aveva appena 17 anni, ed era già sulla bocca di tutti. Rimasi impressionato dal suo talento e dalla naturalezza con cui giocava, così giovane, nella massima serie del calcio italiano, ma mi resi conto altrettanto presto che alle sue doti aggiungeva un non so che di strafottente, di presuntuoso, atteggiamenti poco "simpatici" verso gli avversari in campo. Il tempo non ha fatto che confermare le cose: troppe scaramucce con compagni e avversari, tifosi avversari e addirittura di casa (la maglia gettata via dopo un Inter-Barcellona 3-1 di semifinale Champions, gesto davvero pessimo a mio avviso...), troppe alzate di "cresta" e una supponenza che sfiora la presunzione, la boria.
Non voglio condannare il ragazzo, in questo post, bensì fare una riflessione sui motivi che possono portare a simili comportamenti. Credo che infatti le ragioni di tutto questo vadano ricercate a monte del problema, alle spalle del giocatore, nella famiglia, nelle amicizie, nei procuratori, nell'ambiente che lo circonda, nel suo passato. Abbandonato bambino dai genitori ghanesi nell'ospedale di Bagnolo Mella, accudito lì dai medici fino al 1993, quando viene adottato da una famiglia bresciana (i Balotelli appunto), cresciuto in una situazione sicuramente paradossale e immagino più volte a contatto con il problema del razzismo (lui italiano di colore in un'Italia che troppe volte ha mostrato di essere ancora lontana dalla tolleranza). Sinceramente non invidio un'infazia simile, e non dubito che questa possa aver lasciato in lui questa voglia di rivalsa, di affermazione, di dimostrare di essere più forte di tutto e tutti, a costo di mettersi contro il mondo intero. Questo però non giustifica l'atteggiamento indolente, le troppe indiscipline dentro e fuori dal campo, e soprattutto la mancanza di sorriso, più volte manifestata, come se giocare a pallone fosse per lui una forzatura, non una gioia. E' giovane, ha tanto tempo davanti a sè per migliorare questi lati e diventare uno dei più forti calciatori di sempre e soprattutto una persona più tranquilla, ma mi auguro che trovi anche le persone giuste, che gli facciano capire che non serve a nulla essere fenomeni dello sport, se fuori dal campo sei una persona che non piace a nessuno...
P. S. Ho sentito ieri che si è divertito (ultima bravata della serie) a tirare freccette ai ragazzini delle giovanili, e la sua giustificazione sarebbe stata: "Mi annoiavo..." Forse dovrebbe pensare a tutti coloro, molti ben più anziani di lui, che si rompono la schiena al lavoro e guadagnano in una vita quello che lui percepisce in un anno. Loro sì che la noia non sanno cosa sia: prenda esempio, Supermario...
Presentazione
Buongiorno a tutti, utenti della rete! Oggi inauguro questa mia nuova creazione, un piccolo blog per scrivere del più e del meno, parlare del Mondo e di ciò che mi circonda, o più semplicemente sfogarmi nei momenti in cui non trovo modi migliori per occupare il mio tempo...In fondo si sa, la scrittura è molte volte l'unico modo per evadere dalla realtà (non sempre piacevole) che ci circonda, dare libero sfogo ai sentimenti del momento, esprimere una propria, libera e personale opinione su ciò che accade lì fuori, in Italia e nel Mondo. Buona lettura a tutti i temerari che decideranno di leggere le mie riflessioni, un saluto a tutti voi, utenti del web!
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