martedì 29 marzo 2011

Riflessioni sulla scuola


Oggi, dopo qualche anno di assenza, sono tornato al mio vecchio liceo scientifico, quello in cui ho trascorso 5 bellissimi anni prima di cominciare gli studi universitari. Devo dire che fa davvero una strana emozione parlare con ragazzi che occupano il posto che fino a poco prima sentivi tuo (quello dello studente, intendo), parlare con i tuoi vecchi professori in modo completamente diverso, con maggiori libertà e più confidenza, ricordare gli episodi degli anni trascorsi insieme. A tutto questo si aggiunge, però, la possibilità di riflettere sulla realtà accademica della scuola, su come essa viene percepita attualmente dai ragazzi, sulle reali opportunità di lavoro che essa offre.
Non c'è dubbio che la strada dell'insegnamento è, non da oggi, una delle più impervie per i giovani come me che cercano un'occupazione, e che il trascorrere degli anni ha ridotto, anzichè aumentare, le possibilità d'impiego. Non è tuttavia questo che mi lascia perplesso, quanto piuttosto l'idea che da tempo si ha dell'istruzione, dell'insegnamento, come di qualcosa di importanza relativa, poco al passo con una società che insegue sempre di più professioni pratiche, che permettono pochi viaggi mentali e si attaccano in modo deciso al mondo concreto. La cultura è ormai un peso, qualcosa di poco utile e rilevante nel mondo, o almeno questa è l'idea che traspare ascoltando alcune persone e (ahimè) coloro che la dovrebbero rappresentare a livello governativo e ministeriale. Non metto in dubbio il fatto che io, a differenza di tanti laureati in materie come l'ingegneria, la medicina o la giurisprudenza abbia dovuto studiare libri più piccoli e maggiormente comprensibili, ma contemporaneamente sostengo che non è il tipo di libro a fare la materia, ma la passione con cui questa viene affrontata. Un trattato di filosofia di 50 pagine per un giurista può risultare mille volte più indigesto della Costituzione Italiana.
La cultura in Italia è sempre stata fondamentale, siamo forse la Nazione più celebre al mondo per i pensatori, gli artisti, le correnti letterarie che ha esportato. La cultura è la base della conoscenza di ogni singolo individuo, perchè solo attraverso il ricordo delle storie passate e degli eventi già accaduti si può analizzare in modo obiettivo e concreto il mondo attuale, comprendere gli sbagli dei nostri antenati ed evitare, se possibile, di rifarli. Tutti sanno che un popolo è vulnerabile quando è tenuto all'oscuro della sua storia, quando è ignorante, mentre è pericoloso proprio quando sa troppe cose. La scuola e l'istruzione non sono solo libri e nozioni astratte, date e guerre trite e ritrite, sono maestri della vita e della maturazione del singolo individuo, e come tali andrebbero trattati. Con la cultura non si mangia, probabilmente è vero, ma almeno si diventa Individui completi, con un passato da raccontare e un futuro da sognare...

Nessun commento:

Posta un commento