Credo che scrivere di te sia, forse, l'unico modo per cercare di buttare fuori un po' di questi sentimenti e di queste emozioni che si stanno accumulando nel mio cuore e nella mia mente. Ho già detto mille cose su di te, a mille persone diverse, eppure mi sembra di non averne mai parlato, di non essermi mai sfogato abbastanza, di non aver trovato neanche un accenno della pace che tanto a fatica vado cercando. Vediamo se l'amica scrittura, che tanto volte mi ha fatto da sfogo e liberazione, riesce finalmente a compiere il miracolo...
Quando ti ho conosciuta, due anni e mezzo fa, ricordo che a prima vista mi avevi colpito. Non per la tua bellezza, ma perché fin da subito ho capito che eri una persona "particolare", o per meglio dire "speciale". Saranno stati quegli occhiali scuri che indossavi sempre, e di cui non ti separavi mai, sarà stato il tuo modo di parlare e di esprimerti, oppure non è stato nulla di tutto ciò: era semplicemente il tuo essere TU ad avermi colpito. Certo, è passato qualche tempo prima che iniziassimo a frequentarci e diventassimo amici, e ricordo ancora che fosti tu, per prima, a dirmi di farmi vivo qualche volta, ma da allora in avanti è stato un continuo avvicinarsi, un conoscersi lento ma forse inevitabile, piacevole, interessante. Ero sempre dispiaciuto quando tu non eri con noi, e al contrario la tua presenza mi rendeva felice, non so spiegarmi perché. All'inizio ho sbagliato nel valutarti, come tanti mi sono fermato troppo sulle apparenze, su quello che lasciavi intravedere a tutti noi che siamo semplici spettatori della tua vita. Ti ho guardata in modo molto, troppo superficiale, pensando che la tua malattia fosse l'unica, vera fonte dei tuoi problemi, che il tuo modo di essere e di comportarti fosse dovuto a quello, alla timidezza e alle insicurezze che il tuo problema aveva causato in te e nel tuo carattere fin dall'infanzia. Solo a distanza di tanto, tantissimo tempo, e dopo che mi hai rivelato la verità sul tuo malessere più oscuro e profondo, ho capito quanto mi fossi sbagliato sul tuo conto. E lì, non contento di quanto fatto, ho commesso un altro, stupido errore: ti ho compatita, ho avuto pietà di te, ho pensato di essere il cavaliere senza macchia e senza paura che il destino aveva scelto per salvarti dal dolore e portare serenità nella tua vita. Ancora prima che nascesse in me questo sentimento diverso, o ancor prima che capissi cosa provavo davvero per te, ero arrivato già a conclusioni che non avevano nulla di vero, mi ero costruito come sempre un castello in aria.
La verità, anche se è difficile ammetterlo a volte, è che sono io quello che deve sentirsi fortunato di averti trovata sul suo cammino, non il contrario. Sei apparsa nel momento in cui forse ero più in odio e in lite col mondo, nel periodo in cui maggiormente mi chiudevo a riccio e mi indurivo nel rancore e nella cattiveria, disprezzando gli altri e pensando solo egoisticamente a me, mosso dalla rabbia per la morte infame che il destino aveva riservato a papà e al nonno, per l'indifferenza che sentivo intorno a me. E poi invece c'eri tu, dall'altro lato del fiume, che venivi sempre messa in difficoltà dagli altri, a volte con cattiveria immotivata ed ingiusta, costantemente in minoranza e costretta, per quieto vivere e necessità, a dire di si e a seguire gli altri. Eppure, ad ogni gesto cattivo rispondevi con calma, pur soffrendo e piangendo nel silenzio della tua casa, all'egoismo degli altri contrapponevi il tuo estremo altruismo, quasi cieco nel voler mettere tutti gli altri davanti a te. Ti tiravano pietre, e tu le rimandavi indietro trasformate in petali di rosa. Ho capito in ritardo, dopo averci riflettuto a lungo, quanto ti ho invidiata per questo, quanto mi hai fatto sentire piccolo e debole. Sei stata l'esempio di cui avevo bisogno per ricominciare a pensare all'amore, a come in questa vita così difficile e tortuosa non si debba cedere alla cattiveria e ai brutti pensieri, a quanto sia più bello vivere ogni momento con gioia e felicità, quasi come facevamo quando eravamo bambini.
Ero e sono io, il debole, tra noi due. Sono io quello che ha paura del giudizio degli altri, che reagisce attaccando perché non vuole mostrare il lato più fragile e debole di sé. Sono io ad aver bisogno di te, sono io quello che, quando ti immagina lontana da me, in un futuro prossimo o distante che sia, si sente perso e non sa cosa fare. Sei stata e sei la mia forza, il mio esempio e il mio motivo per crescere e cercare ogni giorno di essere un uomo e una persona migliore. Senza di te, senza la spinta forte che mi hai dato nello sperimentare, nel conoscere, non sarei mai cambiato così tanto in questi ultimi anni. Non l'ho capito, o non l'ho voluto accettare, così come non voglio accettare il fatto che tu sia felice e possa vivere bene anche senza di me. Sono stato un verme a godere nel sapere che il mio addio e i miei comportamenti duri, lo scorso autunno ti avevano fatta soffrire. Ben magra soddisfazione, sapere che mi volevi bene e che ogni volta che mi comportavo male era una ferita che aggiungevo al tuo cuore, un dolore che ti causavo. Sono stato davvero cieco, egoista, e ancora di più ho dimostrato la mia bassezza, il mio essere piccolo e insignificante in confronto a te.
Anche adesso, che le cose tra noi sono tornate serene, continuo a sentire questo forte senso di incompletezza e dolore, piccolo e nascosto ma sempre presente nel mio petto. Ho sempre bisogno di sapere che tu ci sei per me, di illudermi e pensare che mi stai aspettando e che, un giorno, mi accetterai al tuo fianco come compagno, o marito, o padre dei tuoi figli. Forse perché continuo a vedere in te la roccia su cui aggrapparmi, la donna forte e matura su cui fare affidamento, l'unica in grado di placare il rancore che provo per il mondo, di insegnarmi cosa significhi amare e volere un mondo in cui tutti si vogliono bene e sono felici.
Sia come sia, sento che questa vita così non può continuare in eterno, che devo trovare un modo per cambiare il mio cuore, per uscire da questo stallo che non mi abbandona da oltre un anno. E' la cosa che più mi è difficile, sopprimere i miei sentimenti e pensare a te come ad una tra le tante, molto probabilmente perché so che tu, per mei, non sarai mai una come tante. Tu sarai sempre tu, anche quando il tempo sarà trascorso e magari la vita ci avrà allontanati, divisi, cambiati. Farei di tutto per renderti felice e per non perderti, ma so che continuando così rischio di perdere di nuovo me stesso, e di non trovare mai la pace che sto cercando. Per oggi, come ieri e come nei giorni passati, continuo a pensarci su e a cercare una risposta. Spero che il domani la porti, e che mi aiuti a mantenere intatto questo nostro rapporto senza rovinarlo di nuovo, anche perché questo significherebbe perderti per sempre. Intanto, ti auguro buona notte e bei sogni, e spero che almeno per un istante tu mi stia pensando, così come ora io penso a te. Ti amo, e per la prima volta dopo tanti anni non ho vergogna di dirlo. A domani, Laura.
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