mercoledì 21 settembre 2011

Altro che partenza "ad handicap"!


Generalmente, quando una squadra neopromossa in serie A, che ha un organico da molti reputato appena sufficiente a lottare per la salvezza, parte anche con una penalizzazione di punti, si tende a pensare che per quella squadra sarà un campionato quasi difficile, e che la permanenza nella massima serie equivarrebbe a una specie di miracolo sportivo. Ma provatelo a spiegare all'Atalanta e ai suoi giocatori, e loro vi diranno che nello sport nulla è impossibile, soprattutto se si gioca con la grinta e la voglia di dare tutto, anche nei momenti più duri e nelle sfide teoricamente impossibili.
Che la stagione dell'ennesimo ritorno in serie A dei bergamaschi fosse piuttosto tribolata si era capito già in estate, con l'esplosione del nuovo scandalo sul calcioscommesse, che ha visto coinvolta la società nerazzurra e il suo giocatore più rappresentativo, il capitano Cristiano Doni. In agosto, la procura federale ha condannato il calciatore a 3 anni e 6 mesi di squalifica, e ha inflitto all'Atalanta una penalizzazione di 6 punti per responsabilità oggettiva; una bella mazzata, di sicuro, anche se poteva andare molto peggio, perchè la richiesta iniziale era la retrocessione diretta del club in serie B e la squalifica di un altro giocatore teoricamente coinvolto, il difensore Thomas Manfredini, per 3 anni (accusa da cui il calciatore è stato prosciolto). Inutile dire che questa penalizzazione ha subito messo una grande pressione sulla società orobica, sul tecnico Colantuono e sui suoi atleti, anche in considerazione di un mercato che non aveva portato grandi nomi, uomini in grado di fare la differenza.
Come sempre, tuttavia, le parole trovano il tempo che trovano, e alla fine è il campo a rispondere a tutte le domande e ai dubbi. In questo caso, la risposta è stata decisamente convincente: i bergamaschi hanno ottenuto ben 7 punti in 3 partite, con un pareggio in trasferta col Genoa e le vittorie contro il Palermo e in casa del Lecce, firmate da due nuovi arrivi poco considerati ma rivelatisi finora decisivi: gli argentini Maxi Moralez e German Denis, il primo fantasista di grande qualità, il secondo attaccante di peso che ha già una buona esperienza con il campionato italiano. Grazie alle loro reti e al buon gioco finora espresso da tutta la squadra, che tra l'altro si basa pressochè interamente su un nucleo titolare di giocatori italiani, ulteriore nota di merito considerando il gran numero di stranieri che vengono schierati in media nel nostro campionato, l'Atalanta è passata così in sole 3 giornate dal -6 iniziale ad un più confortante +1 in classifica, rimettendosi pienamente in gioco per la permanenza nella massima serie; paradossalmente, senza questa penalizzazione i bergamaschi adesso sarebbero in testa al campionato, alla pari con la Juve e con molti punti di vantaggio su Milan, Inter e Roma, un risultato davvero sorprendente.
Nella storia della serie A, fino a questo momento, sono state poche le occasioni in cui squadre di medio-bassa classifica, partite con una penalizzazione iniziale di una certa consistenza, sono riuscite a risalire la china e ad ottenere la salvezza. L'impresa più grande è stata sicuramente quella della Reggina di Walter Mazzarri, coinvolta nello scandalo di Calciopoli e costretta a partire da un pesante -11 in classifica; nonostante questo, i calabresi hanno disputato una stagione incredibile, conquistando ben 51 punti e ottenendo una meritatissima salvezza all'ultima giornata. Altrettanto degne di nota sono state le rimonte di Avellino e Bologna, colpite da 5 punti di penalizzazione nel 1980-81 a seguito del primo, grande scandalo del calcioscommesse; entrambe le squadre, nonostante la partenza ad handicap (e con la vittoria che assegnava solo 2 punti), sono riuscite ugualmente a conquistarsi la permanenza nella massima serie grazie ad un buon campionato. Vale la pena ricordare che, in altre occasioni, le società penalizzate non sono riuscite a recuperare e sono mestamente scese in serie B al termine del campionato; mi riferisco all'Empoli nel 1988, all'Udinese nel 1987, e al Perugia nel 1981 (unica delle tre penalizzate).
Fino ad ora, l'Atalanta ha dimostrato di fare decisamente parte di quelle squadre che sono riuscite ad annullare in poche partite la penalizzazione e a lottare fino alla fine per guadagnarsi un'altra stagione in serie A. Il campionato è ancora molto lungo, le difficoltà sicuramente non mancheranno per gli orobici, anche perchè finora le squadre affrontate erano piuttosto abbordabili, ma di certo con questo passo e questa grinta i tifosi bergamaschi possono sperare in una bella stagione, e sanno che i loro beniamini sono pronti ad onorare l'impegno fino alla fine, continuando a puntare sul nucleo giovane e italiano che ha da sempre contraddistinto la loro formazione.

lunedì 5 settembre 2011

Il triste declino dell'Italbasket



E' finita in modo indecoroso, peggio di quanto ci si aspettasse: quattro sconfitte in cinque partite, l'ultima contro Israele, non certo una squadra di fenomeni, che per lunghi tratti ci ha ridicolizzati. L'Italia esce con le ossa rotte e il morale sotto i tacchi da questo infausto Europeo, e certifica definitivamente la crisi del suo movimento, da troppo tempo lontano dai palcoscenici più importanti, come i Mondiali e soprattutto le Olimpiadi, soprattutto se si pensa alle grandi soddisfazioni ottenute nemmeno dieci anni fa (bronzo europeo nel 2003, argento olimpico nel 2004).
Del gruppo di allora non è rimasto nessuno, tutti hanno dovuto cedere il passo a causa dell'anagrafe, ma soprattutto sembra scomparso lo spirito combattivo e indomabile che spingeva questi atleti ad imprese strepitose, indimenticabili, come la vittoria in amichevole sul Dream Team USA o la grande rimonta contro la fortissima Lituania ad Atene, in semifinale olimpica. I nomi di Basile, Galanda, Pozzecco, Marconato, Soragna, Chiacig, e prima di loro Fucka, Myers, Abbio, Andrea Meneghin, Frosini (per fermarci agli anni più recenti, senza scomodare i vari Dino Meneghin, Sacchetti, Marzoratti e Riva) sono sempre scolpiti nelle menti degli appassionati, che con loro avevano cominciato a sognare e ad esultare, anche quando i titoli mancavano, perchè in compenso la grinta e l'energia c'erano sempre.
Quella di oggi, invece, sembra proprio l'opposto di quella squadra: manca un vero leader, manca il gioco di squadra, manca la difesa arcigna che innesca l'attacco, e soprattutto manca lo spirito dei lottatori, con troppi giocatori che sono apparsi spaesati e poco incisivi nei momenti importanti delle partite. Bargnani, Belinelli e Gallinari, quelle che dovrebbero essere le tre punte di diamante, visto che giocano ormai da tempo in NBA, hanno offerto prestazioni troppo alterne, prendendo troppo spesso iniziative personali con isolamenti e tiri affrettati e improbabili, e non lasciando a sufficienza il segno in difesa. Intorno a loro, inoltre, i compagni non sono sembrati assolutamente all'altezza, condizionati sicuramente dallo scarso impegno nel campionato italiano, che privilegia eccessivamente gli stranieri e non permette ai nostri ragazzi di maturare e formarsi, anche in competizioni di alto livello come l'Eurolega. Tutti questi fattori, sommati insieme, danno forse la giusta chiave d'interpretazione del nostro fallimento, non certo il primo di questi ultimi anni.
Occorrerà rialzare la testa e ripartire con umiltà, ricominciare dalle basi, in primis da quella difesa che tanto ci è mancata e che è sempre stata un punto di forza nel modo di giocare tipico del basket europeo, molto diverso in questo dall'NBA, che con il suo gioco prevelantemente offensivo e basato sul talento individuale ha condizionato troppo le nostre presunte stelle. Ci vorrà molto lavoro, e il supporto adeguato di squadre e federazione, per rimettere in carreggiata questa squadra, che ha un'età media piuttosto bassa e deve crescere ancora molto prima di diventare davvero competitiva. Tutti i tifosi, che da sempre sostengono e amano la Nazionale, sperano che la ripresa arrivi presto, o almeno che tornino quella grinta e quell'energia che hanno fatto sognare l'Italia intera.