Si sono conclusi ieri gli Internazionali di Tennis di Roma, il più importante tra i pochi tornei ATP che si svolgono in Italia. Tutte le più grandi stelle maschili e femminili del mondo della racchetta hanno animato per una settimana il Foro Italico, offrendo un bellissimo spettacolo alla folla di appassionati che ha assistito all'evento. L'attenzione della maggior parte degli spettatori era concentrata sul numero 1 del mondo, Rafael Nadal, già vincitore 5 volte nella capitale e indiscusso re della terra battuta, e sul suo principale rivale, Roger Federer, sicuramente uno dei più grandi tennisti di ogni epoca e per anni dominatore assoluto del circuito; invece, alla fine, la scena tra i due litiganti se l'è presa il classico terzo incomodo, ovvero Novak Djokovic, che ha così bissato il suo successo a Roma nel 2008. La sua affermazione non è stata comunque casuale, perché negli ultimi tornei Nole ha mostrato di gran lunga il miglior tennis, e la settimana precedente si era tolto lo sfizio di battere Nadal in casa, a Madrid, proprio sulla superficie preferita dal maiorchino, ovvero la terra rossa; il serbo e lo spagnolo si sono ritrovati in finale anche ieri, e ancora una volta il primo ha ribadito la sua attuale superiorità, con un doppio 6-4 che non rende l'idea del suo strapotere sull'avversario. In questo momento, Djokovic è ad un passo dal diventare per la prima volta numero 1 della classifica ATP, spezzando così il dominio della coppia Federer-Nadal, che dura ininterrottamente dal 2004, e sta entrando definitivamente nel Gotha del tennis moderno; ha già trionfato nel primo dei quattro grandi tornei dell'anno, gli Australian Open, e adesso si avvicina al Roland Garros con grande fiducia, per dare continuità ai suoi ottimi risultati.
Da appassionato di tennis, vorrei riservare l'ultima parte del mio intervento a colui che, più di tutti, è stato il simbolo di questo sport negli ultimi anni: Roger Federer. Dopo una serie incredibile di vittorie, lo svizzero si sta forse avviando alla fase finale della sua brillante carriera, che l'ha visto eguagliare e superare il record di titoli nei grandi slam, detenuto da Pete Sampras (16 successi tra Australian Open, Roland Garros, Wimbledon e U.S.Open), e trionfare in tantissimi altri tornei del circuito ATP. Purtroppo, la freschezza fisica gioca da sempre un ruolo fondamentale nel tennis, e comincia a venir meno quando si arriva intorno ai trent'anni e si affrontano rivali più giovani e desiderosi di vittoria; anche re Roger ha iniziato a pagare quest'inevitabile scotto all'anagrafe, non riuscendo più con il solo, incredibile talento a sopperire a questi cali di energia, che condizionano chiaramente il suo gioco. La speranza, da appassionato, è che prima di decidere di appendere la racchetta al chiodo, lo svizzero riesca finalmente ad aggiudicarsi anche il trofeo di Roma, in cui non ha mai avuto una tradizione favorevole; sarebbe forse il giusto, romantico finale di una carriera invidiabile e, forse, irripetibile.

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