venerdì 18 marzo 2016

RIFLESSIONI DI UN TRENTENNE CHE ASPETTA DI (RI)NASCERE

Eccomi qui, alla vigilia dei miei 30 anni. A casa, dopo una cena insolita per le mie abitudini (insalata, tonno, pomodorini e formaggio), davanti ad un PC, e con la voglia di fare qualche considerazione. I momenti importanti spingono spesso a tracciare un bilancio, a fare il punto, ed è quello che intendo fare con questo post.
Che dire, quando mi immaginavo questo momento, soprattutto da ragazzino, pensavo di essermi già "sistemato" in tanti sensi, con un lavoro solido alle spalle e, soprattutto, una famiglia insieme a me. Non è andata esattamente in questo modo, la vita d'altronde non è qualcosa che si pianifica a tavolino, anzi è un continuo ribaltarsi e sovrapporsi di eventi, decisioni, incontri che ti indirizzano e ti cambiano, impedendoti di fantasticare oltre un tot. Posso dire che sicuramente, se mi guardo indietro, sono davvero tante le cose di cui mi posso ritenere soddisfatto: ho un lavoro che mi permette di vivere bene, sono in un posto che, per quanto non senta ancora come casa, mi da comunque spunti per crescere e fare cose nuove, ho la fortuna di aver incontrato tanti amici e tante brave persone, tra Vasto e il resto dell'Italia, che mi hanno portato a maturare e diventare l'uomo di oggi. Non è stato ovviamente tutto rose e fiori, è scontato dire che nella mia vita da un anno e mezzo c'è un enorme vuoto, imprevisto e che non auguro mai a nessuno, perché sono quelle assenze che pesano sempre sulla tua vita, nella mente, nell'anima. Il tempo lenisce in parte il dolore e attenua la mancanza, ma caro Nick, pensare che domani sarebbe stata anche la tua festa non mi aiuta a restare sereno e a non ricordare continuamente te. So che ci sei, ovunque tu ti trovi adesso, e che mi dai quotidianamente la forza per andare avanti, ma mai come in questi ultimi periodi avrei voluto che mi fossi vicino anche fisicamente. Forse riderai leggendo queste mie parole, in ogni caso mi chiedo quale sia il disegnino o il messaggio a sorpresa che mi stai preparando, oggi come tutte le altre volte che c'era un evento da festeggiare. Anche tu Gino manchi tanto, la tua saggezza popolare e il tuo affetto sincero sono stati un perno della mia crescita fin da quando ero bambino, e anche se ho goduto della tua presenza per quasi trent'anni mi sarebbe piaciuto averti ancora qui con me, fresco nei tuoi ormai 96 anni, vissuti bene e con animo sereno.
Ripensando a tutti gli incontri fatti, da quelli più recenti ai più lontano, da coloro che hanno condiviso solo qualche giorno o mese con me agli amici di una vita, devo dire che ognuno ha rappresentato un gradino verso la mia crescita, nel bene e nel male. Non posso dire di aver mai conosciuto il vero amore, e questo mi manca terribilmente, ma quelle poche donne che mi sono state vicino mi hanno aiutato a togliermi la classica "scimmia" dalle spalle, mi hanno fatto maturare e sentire pronto a costruire qualcosa di stabile, a prendermi delle responsabilità da compagno, da uomo, spero da futuro padre. Attendo di incontrare colei che saprà prendermi al 100%, e intanto mantengo gli occhi aperti... Vorrei avere qui con me, oggi, tantissimi dei miei vecchi amici, dai compagni di serate della mia cara Vasto ai tantissimi compagni di università e di studi, dai colleghi del Leonardo alle persone incontrate in questa mia esperienza ravennate. Ogni volta che ripenso a tutti loro mi rendo conto della fortuna che si ha ad avere degli amici, a loro devo molta della forza che mi spinge ad andare avanti per migliorare ogni giorno, sono parte integrante di me e rimarranno per sempre nel mio cuore, dovunque mi porti e ci porti la vita. Altrettanto non posso dire di altri (per fortuna non molti), da cui mi aspettavo qualcosa in più, una maggiore attenzione, una presenza più costante e coerente, in particolare durante i miei momenti bui e nelle mie difficoltà recenti. Mi hanno fatto soffrire, arrabbiare, mi hanno amareggiato e scocciato, ma in fondo è anche questo parte della vita, e sicuro da persone così posso solo imparare: non sempre dare tanto equivale a ricevere lo stesso, comincerò a fare così anch'io nel prossimo futuro.
Già, il futuro, la cosa più incerta qui. Ravenna sembra sempre una parentesi temporanea, un momento di transito verso qualcosa che non si conosce. Il periodo è quello che é, devo tenere la valigia sempre vicino alla porta e pensare che oggi sono qui e domani chissà dove, ma piangermi addosso in fondo non mi servirebbe a nulla. La felicità arriva sempre, anche dalle cose più piccole e insignificanti a volte, e qualsiasi cosa accada non bisogna mai perdere positività e speranza nel futuro e nella vita. Stringiamo i denti e tiriamo avanti come sempre, con la forza che la mia famiglia mi ha trasmesso ed insegnato, con la grinta e la testardaggine del mio sangue abruzzese, con la voglia e l'ingenuità del sognatore che sempre dorme in me, e con la fermezza di chi ha voglia, dopo il dolore e la sofferenza, di vivere il suo momento di vera gioia.
Ho ammorbato un po' tutti e mi sono dilungato come sempre, è evidente che il dono della sintesi non mi appartiene. Mi preparo per venire al mondo per la trentesima volta, buonanotte e grazie di cuore a tutti voi.

Vostro, Frazio

giovedì 17 marzo 2016

AD UN PASSO DAL TRAGUARDO


Scrivo un po' in ritardo, forse, ma certe delusioni hanno bisogno di tempo per essere elaborate, gestite, e magari analizzate con una maggiore lucidità e sicurezza. Quella di ieri è stata una mazzata davvero forte, un colpo tremendo da digerire, non tanto per le aspettative che (onestamente) erano piuttosto scarse, ma perché tutto era andato come meglio non si potesse sperare.
Settanta minuti di livello alto, altissimo, quasi la partita perfetta. Due gol per un vantaggio più che meritato, un avversario che non avevo mai visto tanto in difficoltà nel trovare varchi e giocate, una sicurezza crescente che, per qualche strano sortilegio, l'impresa era possibile, i tedeschi potevano cadere. E' stata fredda, freddissima la doccia che ci ha risvegliati, e anche oggi che ci ripenso quasi non ci voglio credere. Ma il Bayern Monaco è questo, è una squadra imbottita di campioni e capace di prendere due montanti, rischiare il K.O. tecnico in più riprese, tenersi alle corde e poi ripartire all'attacco, mandandoti al tappeto con pochi, precisi diretti.
La Juventus di Allegri sembrava aver azzeccato tutto, a partire dalla formazione: 4-5-1 che diventava 5-4-1 in fase difensiva, tanta densità per evitare fraseggi stretti e tagli pericolosi in area, e un Morata tutto pepe a dare fastidio alla difesa avversaria, con due frecce come Alex Sandro e Cuadrado ai suoi fianchi e alle spalle Pogba. Khedira ha giocato una grandissima partita, la difesa sembrava solida e imperforabile persino per i fenomeni tedeschi. Poi, lentamente, qualcosa è cambiato e quella che poteva essere la serata della gloria si è trasformata nel peggiore degli incubi. La stanchezza per l'enorme sforzo fatto e i cambi, per una volta non di livello (Sturaro nervoso e poco concentrato, Mandzukic in condizioni troppo precarie per essere efficace), hanno aperto le falle che si sono rivelate fatali alla Juve. Gli errori della difesa sui due gol subiti sono evidenti, in particolare è gravissima la palla non spazzata da Pogba ed Evra che ha innescato il 2-2 che di fatto ha indirizzato il match. Nei supplementari mi sono illuso per qualche minuto che il miracolo potesse realizzarsi, poi l'uno-due di Thiago e Coman ha svegliato tutti e chiuso ogni discorso.
I discorsi sui cambi azzeccati da Guardiola e sbagliati da Allegri mi sembrano fuori luogo e completamente inutili a questo punto della storia. Con tutto il rispetto, uno Sturaro e un Pereyra non possono essere avvicinati alla panchina zeppa di talento di un Bayern pur minato dalle assenze. Le scelte di Allegri erano quasi obbligate da questo punto di vista, forse con un Mandzukic così si poteva preferire Zaza, più adatto a fare il gioco che aveva fatto Morata, ma sarebbe stato un rischio vista la maggiore esperienza del croato. Si possono rimproverare ai subentranti un po' di freddezza e attenzione che sarebbero serviti come il pane, ma come detto ormai è inutile piangere sul latte versato. Inutile anche reclamare per la topica del guardalinee sul fuorigioco fischiato a Morata che sarebbe valso il temporaneo 0-2: il gol è arrivato lo stesso, in seguito. Gli errori li commettono tutti, anche arbitri e guardalinee di livello internazionale, una lezione che da italiani dovremmo imparare anziché sparare sempre a zero sui nostri fischietti. Fanno molta più rabbia, secondo me, le almeno tre palle gol sprecate tra la fine del primo tempo e inizio ripresa, perché quello sarebbe stato davvero il colpo letale per le speranze dei bavaresi. Un vero peccato non averle sfruttate. 
Contro i migliori devi sempre giocare al massimo, non basta farlo per settanta minuti, ce ne vogliono novanta e più. La Juventus ha imparato anche questa lezione, speriamo sia utile nel suo viatico di crescita, sia in questa che nelle prossime stagioni.